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Sesso, bugie e videotape

Ultimamente ho voglia di vedere vecchi film. Non so perché, hanno un fascino, una patina che li rende belli, nonostante i colori meno brillanti. In un certo senso penso che sia un fatto affettivo: loro sono lì e hanno il sapore del passato, perciò anche quello delle cose genuine.

Soderbergh non ha mai riscosso la mia simpatia: se scorro la sua filmografia non trovo nessun titolo che mi ha appassionato. Erin Brokovic non mi è piaciuto per niente, Ocean’s Twelve è inutile e il precedente Ocean’s Eleven non rientra nel genere di pellicole che mi fanno impazzire (sapeva di celluloide). Intrigo a Berlino l’ho evitato e altri confesso di non conoscerli…

Ma quest’opera prima è bella, interessante. Un film tutto psicologico, che ruota intorno a quattro personaggi: lui, un avvocato nel letto della sorella della moglie, lei, la tradita,in cura da un terapeuta per superare la frigidità. L’altro, l’amico che appare all’improvviso e rompe ogni equilibrio.

Lei è la brava Andie MacDowell, lui Peter Gallagher (il papà Cohen nella serie The O.C.), l’altro James Spader. Il film mi è piaciuto per la profondità dell’analisi, perché tratta quel sempre attuale rifugiarsi in una rappresentazione della realtà che ci allontana dalla vita vera, come fa Graham, che preferisce vivere la sessualità da solo e "in differita", guardando i video delle donne che si lasciano intervistare e riprendere da lui. E come fa Ann, che pensa di non essere interessata al sesso e finge di cercare un rimedio in una terapia in cui non crede, incapace di ascoltare davvero se stessa fino all’incontro con Graham.

Una riflessione sulle bugie che ci raccontiamo tutti, su quel mentire a noi stessi che non ci porta da nessuna parte ma di cui non riusciamo a fare a meno, fino a che qualcosa ci tira improvvisamente fuori.

Palma d’Oro a Cannes nel 1989.

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L’ho fatto

Con un titolo così, potrei dire qualsiasi cosa e lasciarvi delusi comunque… :-)

Be’, sabato mattina sarei dovuta andare alla ricerca di un favoloso abito da sera e invece mi hanno bidonato un po’ tutti e così ho rimandato. A metà mattinata, senza un piano che mi attendesse e senza alcuna voglia di passare un sabato a fare il bucato (quello lo si affronta solo in momenti ispirati o di particolare disperazione) o pulizie varie, ho deciso finalmente di fare i bignè (io lo scrivo italianizzato).
Come avevo anticipato, ho seguito passo passo la ricetta di Uovosodo e… che dire? E’ stato strepitoso!
La ricetta è precisissima, proprio come immaginavo, non dovete far altro che eseguire le poche, semplici istruzioni: è un gioco da ragazzi e il risultato dà enormi soddisfazioni :-)

Unica variante: ho usato un cucchiaino per mettere la pasta sulla carta da forno perché non avevo una sacca adatta. Va bene lo stesso, purché, col dito bagnato, togliate tutte le punte e le parti "spigolose" dei bignè perché sono antiestetiche e brucerebbero durante la cottura.

Visto che ormai ero lanciata e inorgoglita, ho invitato Giovy a cena. Dai bignè ho ricavato un profiteroles: panna fresca montata e leggermente zuccherata come ripieno, crema ganoche (panna e cioccolato) per ricoprire i bignè… Ha avuto molto successo!
Ma, non finisce qua. In un ristorante, al nostro primo appuntamento, ho mangiato un tortino di ricotta che mi ha fatto impazzire e ho voluto a tutti i costi riprodurlo. Su internet ho cercato "tortino di ricotta" e ho trovato ricette molto diverse tra loro, ma tra tutte ho riconosciuto subito quella giusta! Di una semplicità imbarazzante:

400 g di ricotta
1 uovo
sale
parmigiano reggiano

Mischiare tutto e infornare a 180 gradi fino a doratura. In quello del ristorante, però, c’era anche la provola affumicata, che aggiungerò la prossima volta. Va servito ben caldo!
Il tortino faceva da antipasto. Come primo ho optato per un piatto di paccheri (un formato di pasta tipico napoletano che a quanto pare non tutti conoscono e che io adoro) con pomodorini freschi, un po’ di pancetta afffumicata e un odore di salvia fresca…

Peccato che chi cucina non gusta appieno il frutto delle sue fatiche!

Be’ ora copiate, chiedete, cimentatevi pure… Io torno al lavoro.

Fagocitata dal lavoro

Prima o poi doveva succedere, ma da quando Giovy mi ha regalato un meraviglioso portatile e da quando ho cominciato a lavorare a casa, il tempo di lavoro si è dilatato al punto che passo direttamente dal letto al computer, senza passare dal via (cioè in cucina per la colazione)!
Perciò volevo rassicurare tutti che non sono stata rapita dagli alieni (a proposito, io non ci credo per niente: perché dovrebbero essere nobili e intelligentissimi? Io li immagino come licheni…), né si è esaurita la mia capacità di osservazione.
Scrivo perciò queste due righe per riappropriarmi del mio blog, perché si sa che rompere il ghiaccio è tutto e anche se non è il post che è da secoli che cero di scrivere, va bene lo stesso.


Sempre per la serie "cose che vorrei fare appena avrò tempo", aggiungo che ho un proposito gastronomico: sperimentare la ricetta dei bignè pubblicata da Ovosodo quanto prima! Ho sperimentato una sola sua ricetta e l’ho trovata affidabilissima, di un’esattezza scientifica… Gnam!

Le regole della Pasqua

1) Svegliarsi oltre le 12 non va bene se avete ospiti a pranzo: il nervosismo di chi prepara il pranzo cresce in maniera proporzionale a quanto gli altri sono d’intralcio.

2) Per fare gli auguri potete aspettare la mattina inoltrata: i messaggi a mezzanotte (tranne quelli agli amanti) fanno capire che non c’è nessuno intorno a voi a distrarvi.

3) L’uovo con sorpresa va bene per tutte le età, ma attenzione a non restare buggerati: se non vi piace, tenetelo lo stesso! Riecheggia ancora la storia della fidanzata che scambiò l’uovo che aveva ricevuto con un altro che riteneva più bello perdendo l’anello che il fidanzato aveva messo come sorpresa…

4) Se siete costretti ad andare a messa è inutile cercare di mercanteggiare per ore: fatevene una ragione e scegliete una parrocchia con messa lampo.

5) Abolite la maledetta colomba, non si è mai visto un dolce più falso e inutile sulla tavola di un italiano. Volete mettere con un vero dolce tradizionale? Da questa parti si tramanda una torta con la ricotta, aromatizzata col liquore Strega… Squisita. Purtroppo a casa mia nessuno l’ha preparata.

Buona Pasqua! ;-)

Il signore degli anelli o Guerre stellari?

Oggi vi sottopongo a un dilemma di importanza cruciale, una di quelle cose che nella vita vanno stabilite, come scegliere tra i Beatles e i Rolling Stones, tra la CocaCola e la Pepsi, le bionde o le more (birre), il mare o la montagna… Insomma, avete capito.

Il Signore degli anelli contro Guerre stellari: due trilogie epiche, fantasy contro fantascienza, hobbit contro avventurieri intergalattici, galassie e astronavi contro terre oscure, vulcani, foreste e battaglie terrene, il mago Gandalf contro il maestro Yoda…

Entrambe le trilogie (e insisto sul fatto che siano trilogie perché mi piace ancora pensare a Guerre Stellari senza gli episodi I, II e III) hanno un seguito straordinario. Ma se doveste scegliere, qual è quella che vi fa battere il cuore? Da che parte state? Qual è quella che avete visto e rivisto e che potreste rivedere all’infinito senza stancarvi mai? Cosa votate? :-)

Io non ho dubbi e confesso: non avevo visto Il signore degli anelli perché semplicemente odio il genere fantasy e l’idea di perdermi tra elfi, roba magica e anelli misteriosi non mi allettava. Poi però mi è venuta la curiosità (viste le critiche positivissime e l’entusiasmo mondiale) e così proprio domenica ho iniziato il recupero (col proiettore) partendo ovviamente da "La compagnia dell’anello"… Che dire? Porca miseria! E’ decisamente troppo lungo :-)

Insomma, non posso farci niente. Il Signore degli anelli ha un ampio respiro, è curato, è bello, ma volete mettere la faccia sempre spaventata di Frodo con la spacconeria di Harrison Ford? E l’astronave che non funziona, le spade laser, C3PO! Ricordo ancora un Natale quando avrei quasi comprato il cofanetto dei tre dvd in edizione lusso… (ero studentessa e mi ha fermato l’indigenza). La cosa poi che adoro di questa vecchia trilogia è che non ci sono mostriciattoli computerizzati, ma veri robot di latta. Questo conferisce al film un grado di autenticità più calda

Il responso su Imdb (confrontando il primo film per entrambe le fazioni):

Star Wars (1977) voto 8,8
The Lord of the Rings (2001) voto 8,7

Be’, di una virgola, ma noi di Star Wars siamo in vantaggio! ;-)

Inoltre, Guerre Stellari vince anche per la colonna sonora: quella del Signore degli Anelli ha una sua intensità adatta al fantasy, ma il tema dell’Impero ti toglie il fiato! E’ sontuoso, è fiabesco, lucido e nero. E la musica di apertura sui titoli di testa è ormai leggenda. Se chiudete gli occhi potete sentirla, mentre le lettere oblique scivolano via…

"Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… "

Musicoterapia

Dopo una sfilza di giorni felici dovete necessariamente aspettarvi un picco negativo dell’umore. Non serve che accada qualcosa, dev’essere che l’uomo in generale (quindi non solamente la sottoscritta) non sopporti il noioso reiterarsi di uno stato d’animo, così può capitare di scoppiare a ridere per un nonnulla se è da tanto che non succede, punto e basta.

Allo stesso modo può succedere l’esatto contrario: improvvisamente mi sento stressata, pericolosamente nervosa, intollerante. Così sono corsa ai ripari:

1) metto in ordine la mia stanza: pare che fare ordine abbia una connotazione tutta psicologica, vale a dire è il riflesso di un desiderio profondo di fare ordine nella propria vita. Ed è proprio così che lo vivo: tutto a posto in modo che l’ordine possa tranquillizzarmi ed eliminare quella fetta d’ansia che viene dalla perdita di controllo sulle cose.

2) seguo l’istinto: nello stereo infilo uno di quei cd di cui non bisogna mai abusare perché sennò perdono il loro potere guaritivo. Grace, di Jeff Buckley. Lo metto perché c’è una sola canzone che voglio sentire in quel momento… Last Goodbye. Mentre dirompe intorno a me, sento che in qualche modo scivola via la mia rabbia e provo una certa soddisfazione. Purtroppo però il mio stereo fa il pazzo e salta qua e là nei momenti topici. Ormai la magia si è spezzata… Basta Jeff, la fase liberatoria è finita ed è ora di concentrarsi sulla pioggia di difficili incarichi che mi sono piovuti addosso in due soli minuti di orologio stamattina.

3) entra in scena il grandissimo Johann Sebastian (Bach). Il suo Clavicembalo Ben Temperato fatto rivivere in modo straordinario da Glenn Gould mi ha sempre fatto pensare a qualcosa di mistico, un rito esistenziale che racchiude tutti gli archetipi dell’universo. Ma non sprofondo come credevo in uno stato di adorazione pacifica. Piccoli guizzi di violenza si agitano nel cuore, perché tanta genialità ora proprio non la sopporto…

4) un genuino silenzio mi osserva. Finiscono le esperimenti musicali, resta l’irrequietezza. Chatwin l’aveva vivisezionata, ma non ne è mai venuto a capo. Posso riuscirci io?

Wind colpisce ancora

Alla Wind non hanno digerito le bacchettate dell’Authority sui loro simpatici trucchetti per sfuggire all’applicazione del D.L. 7/2007.
Hanno pensato giorno e notte a come reagire, e anche se speravo di scoprirlo il più tardi possibile, oggi, mentre parlavo amabilmente al telefono, ecco la risposta. Un bip. E’ il bip che fa il cellulare quando ti avverte che è arrivato un messaggio durante la conversazione. Chi sarà? Già ipotizzavo belle notizie e invece, indesideratissimo, un glaciale avvertimento:

“Gentile Cliente, dal 01/05/07 il suo piano tariffario Wind 10 diventerà Wind 12. Per info sulle condizioni chiami il 158″.

Ah, ecco. Così pagai il balzello sul cambio di piano tariffario per pagare un sms 10 centesimi e ora sono punto e daccapo. Non mi piace che una società che di certo non ha problemi di margine si accanisca con i clienti acquisiti per costringerli, con le buone o con le cattive, a pagare di più. Per cui, per me, è arrivato il momento di guardarsi intorno e cambiare.

La notte con Imma Turbau

L’avevo iniziato per prendere sonno. La carta è piacevole, giallastra e ruvida, fa molto classico. Pensavo fosse un libro striminzito, ma non lo è: le pagine sono piuttosto corpose, e non finiscono così in fretta. Il libro di Imma Turbau, Il gioco dell’impiccato, che Castelvecchi editore ha mandato a Giovy in pre-print e che mi sono fatta subito prestare, mi ha inghiottito in un universo morboso e adolescenziale. Sapevo che avrei dovuto smettere, ma non ho voluto. Ho sentito il bisogno di continuare a leggere. Il tempo passa e gli occhi cominciano a farmi male… Solo cinque anni fa non capitava una cosa del genere e potevo leggere fino alle cinque del mattino senza problemi.

Vado avanti lo stesso. Mi piace com’è scritta questa storia, è avvincente, è umana e pare straordinariamente autentica. Mi sento coinvolta in qualche modo e questa è una cosa inquietante. Ho la strana sensazione di avere qualcosa a che vedere con queste vicende di adolescenti catalani che vivono il loro primo amore, con questa ragazza che mi affascina e mi stupisce nello stesso tempo, con il suo amore per l’inchiostro e la bellezza dei caratteri, di cui capisco forse troppo bene il barricarsi dietro la freddezza. Ma peggio ancora, mi sento lontana da lei quando è capace di fare cose che io non ho mai fatto, mi sento spiata dal mio stesso passato, avverto quasi con insistenza le sgomitate di sentimenti indecifrabili che si fanno strada in quella lingua di terra che c’è tra cuore e ragione.
Il battito aumenta, c’è ancora un mistero da svelare e da brava narratrice, seguendo il più classico degli schemi, Imma non può che rivelarlo alla fine. Vado avanti fino alle ultime pagine. Mi sento come se ci fossi stata, come se avessi conosciuto questi ragazzi, come se avessi un legame profondo con la Catalunia e i sordidi delitti lì che si sono consumati. Gli occhi mi fanno proprio male, ma nemmeno guardo l’orologio: l’incoscenza conserva intatto tutto il suo vecchio fascino e se c’è una cosa che ho sempre adorato è fare la cosa sbagliata al momento sbagliato.

Finisco alle tre. Tiro come un sospiro di sollievo, ma allo stesso tempo ci resto male. Dentro di me si affollano una moltitudine di sentimenti che non capisco, cerco di sprimacciare bene il cuscino perché arrivi il sonno a calmarmi. So che il libro mi è piaciuto molto, ma non voglio credere che sia un’opera di fantasia. A me è sembrato troppo vero, così mi chiedo come ho fatto a non capire subito che “il gioco dell’impiccato” non poteva essere un qualche machiavellico e perverso rito tra i protagonisti, ma proprio quello stesso gioco che abbiamo fatto tutti, a scuola, con la misteriosa parola da indovinare nascosta sotto i trattini e il palo a cui appendere chi non ci riusciva.

Un film da non perdere


A quanto pare ci sono regioni fortunate che possono permettersi di non dover rinunciare a film che varrebbe davvero la pena vedere… (A parte i privilegiati di Roma, Milano & C.)
Per esempio ho appena visto che in tutta la provincia di Foggia non c’è neppure un film in programmazione che potrebbe potenzialmente piacermi, il che spiega com’è che spesso qui si finisca a vedere pellicole decisamente ignobili e lontane dagli standard che potevo permettermi un tempo.
A Chieti invece, (sto rantolando dall’invidia) addirittura potete vedere Le luci della sera. Dico addirittura perché, uscito a gennaio, è il classico film che fa apparizioni fugaci in pochi territori baciati dalla fortuna. Ultimo capitolo della trilogia di Aki Kaurismäki, il regista finlandese che mi ha letteralmente estasiato in un pomeriggio di luglio con il suo precedente film: L’uomo senza passato… Una commedia radiosa, splendida, che ha meritatamente vinto il Gran premio della giuria a Cannes 2002.
Vorrei potervi dire di più, ma non sono un’esperta conoscitrice della sua filmografia. Tutto ciò che posso garantirvi, da quell’unico film che ho visto, è che se fossi in voi mi fionderei al cinema.

P.S.: Ovviamente non è in programmazione solo a Chieti: cercatelo tra i film in sala nella vostra regione.

8 marzo

Sembra che ci voglia uno spazio apposito per ricevere gli auguri per la festa della donna, la rete è generosa! Mi piacerebbe che tutta la gentilezza profusa oggi nella rete fosse arrivata anche in maniera un po’ più tangibile nella mia vita reale: sorrisi, magari una parola simpatica, una telefonata. Purtroppo la giornata è iniziata male… Col vantaggio innegabile che può finire solo meglio :-)

Quindi qui faccio pubblicamente gli auguri a tutte le donne: che possiamo diventare più forti, restando lo stesso gentili ed estremamente femminili ;-)
Segnalo inoltre, a chi può interessare, che Dolores ha postato la leggenda della mimosa. Buoni spogliarelli a tutte! :-P